La parola signoraggio deriva dall’espressione “aggio del signore”, di derivazione medievale; in quell’epoca stava ad indicare il diritto di battere moneta auto attribuitosi dai signori medievale per affrancarsi dai sovrani.

Per fare un po’ di chiarezza su cosa sia il signoraggio bancario oggi, partiamo dalla definizione del premio Nobel Paul Krugman: “è il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi”.

Si tratta, in poche parole, del processo per cui un governo, in stato di monopolio, crea moneta, e da questo conio derivano dei redditi, che costituiscono appunto quello che chiamiamo signoraggio.

Ma vediamo passo per passo come funziona il signoraggio bancario e come viene originato.

Le banche centrali hanno il compito di mantenere l’offerta di moneta proporzionale alle reali necessità economiche: in tal modo si evitano i fenomeni di inflazione e deflazione che pur si sono verificati nei secoli passati a causa degli abusi di natura politica.

C’è però un altro fattore da considerare, ossia quello che vede il versamento di questo reddito dalle casse delle banche centrali a quelle dello Stato. A scanso di facili e diffusi complottismi, va precisato che questo passaggio è imprescindibile: è lo Stato, infatti, ad essere titolare della sovranità monetaria.

Occorre fare un distinguo necessario per tutti gli stati moderni: la banca centrale stampa banconote mentre il governo si occupa di coniare monete metalliche. Sia la banca che il governo ottengono da quest’attività redditi di signoraggio, ma mentre il secondo li può immettere immediatamente nel mercato creando controvalore (ad esempio acquistando beni e servizi), la prima li ottiene in maniera più graduale.

Le banche centrali infatti emettono banconote che vengono fornite come prestito a banche commerciali, oppure utilizzate per l’acquisto di prodotti finanziari come titoli di Stato o valute estere, attività che rendono interessi.

Ecco allora le voci di bilancio delle banche centrali: al passivo sta il valore delle banconote, all’attivo quegli interessi derivati dalle attività fruttifere.

Il signoraggio bancario si configura allora come il reddito prodotto dagli interessi generati dagli investimenti, cui va ovviamente tolto il costo sostenuto per la stampa delle banconote.